Yucatan on the road – itinerario fai da te

Yucatan on the road – itinerario fai da te

Yucatan on the road – itinerario completo tra Quintana Roo, Yucatan e Campeche

Stai pianificando un viaggio on the road nella penisola dello Yucatan? E allora sei nel posto giusto!

Quello che troverai di seguito è il nostro itinerario on the road di 2 settimane, che attraversa tre stati messicani – Quintana Roo, Yucatan e Campeche – combinando mare caraibico, rovine maya, città coloniali e natura selvaggia.

Per questo viaggio abbiamo scelto di muoverci completamente in autonomia, noleggiando un’auto direttamente all’aeroporto di Cancún.

Il viaggio nello Yucatan on the road è senza dubbio il modo migliore per vivere un’avventura autentica; ci ha permesso di avere la massima libertà negli spostamenti, di organizzare le giornate secondo i nostri ritmi, di fermarci lungo il percorso per scoprire luoghi inaspettati e di raggiungere anche le zone più remote e meno turistiche della penisola, come il suggestivo sito maya di Calakmul, immerso nella giungla dello stato di Campeche.

L’itinerario on the road è stato strutturato in senso orario, partendo da Cancún e dalla Riviera Maya, per poi scendere verso il sud del Quintana Roo fino alla Laguna di Bacalar. Da qui il viaggio prosegue nella parte più selvaggia della penisola, con la scoperta di Calakmul, uno dei siti maya più affascinanti immersi nella giungla del Campeche, prima di risalire verso le città coloniali di Campeche, Mérida e Izamal.

Da qui, ci siamo poi spostati verso Valladolid, punto strategico per esplorare alcuni dei luoghi più iconici della penisola, dai cenote ai grandi siti archeologici maya.

L’ultima parte del viaggio on the road ci porta sulla costa nord dello Yucatan, tra la natura selvaggia di Rio Lagartos e gli incredibili colori delle lagune di Las Coloradas.

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Continua a leggere per scoprire il racconto dettagliato del nostro viaggio on the road, giorno per giorno.

Yucatan on the road – itinerario completo tra Quintana Roo, Yucatan e Campeche

Arrivo in serata a Cancun, ritiro dell’auto a noleggio, acquisto della SIM locale. Per le prime due notti a Cancún abbiamo soggiornato presso l’Hadara Hacienda Cancun.

La nostra prima vera giornata in Messico, nella penisola dello Yucatan, è iniziata presto con un’escursione in barca alla scoperta di due delle isole più belle del Quintana Roo: Isla Contoy e Isla Mujeres.

La prima tappa è stata Isla Contoy, una piccola isola protetta famosa per la sua natura incontaminata, le spiagge di sabbia bianca e il mare dalle incredibili sfumature di azzurro. Essendo una riserva naturale, l’accesso è limitato a un numero massimo di visitatori al giorno (circa 200 persone), quindi ti consigliamo di prenotare l’escursione con largo anticipo.

Questa è l’escursione che abbiamo scelto noi.

Oltre al relax sulla spiaggia, il tour offre la possibilità di conoscere meglio Isla Contoy grazie a una passeggiata guidata tra mangrovie e sentieri naturali, alla scoperta delle diverse specie di uccelli che vivono sull’isola.

Dopo questa breve esplorazione dell’isola, un’attività facoltativa ma che secondo noi merita assolutamente di essere fatta, siamo tornati in spiaggia per il pranzo incluso nell’escursione. Abbiamo mangiato direttamente sulla sabbia, con il Mar dei Caraibi davanti a noi.

Dopo un po’ di snorkeling nelle acque al largo della costa, siamo ripartiti alla volta di Isla Mujeres, dove abbiamo avuto tempo libero per passeggiare tra le stradine dell’isola e raggiungere Playa Norte, considerata una delle spiagge più belle dei Caraibi.

Il tempo a disposizione è stato sufficiente anche per scoprire alcuni angoli meno conosciuti dell’isola, tra piccole spiagge e calette nascoste. Tra quelle che ci sono piaciute di più c’è sicuramente Hermosa Caleta, un piccolo angolo tranquillo dove fermarsi a fare un bagno.

Va detto però che Isla Mujeres è un’isola dai due volti: da una parte offre spiagge davvero splendide, con acqua cristallina e colori caraibici, dall’altra il centro abitato è molto turistico e, soprattutto nelle zone più vicine al porto, può risultare piuttosto affollato e commerciale. Per questo motivo, secondo noi, vale la pena esplorarla andando oltre le vie principali e cercando gli angoli più tranquilli dell’isola.

Informazioni utili per visitare Isla Contoy

Oltre al costo del tour, è previsto il pagamento della tassa di accesso al Parco Nazionale Marino di Isla Contoy, pari a 20 USD a persona (circa 18 €, in base al cambio del momento). La tassa viene solitamente richiesta direttamente il giorno dell’escursione, quindi è consigliabile avere con sé contanti.

Dove mangiare a Cancún: per la nostra prima cena messicana abbiamo scelto La Parrilla Cancún, un ristorante molto conosciuto dove assaggiare alcuni piatti tipici della cucina locale.

Dove dormire a Cancún: per le prime due notti abbiamo soggiornato presso Hadara Hacienda Cancún, una soluzione comoda per iniziare il nostro viaggio e muoverci facilmente verso le prime tappe dell’itinerario.

Il terzo giorno del nostro viaggio nello Yucatan on the road è iniziato presto: abbiamo lasciato Cancún e siamo partiti in auto verso Playa del Carmen, che dista circa un’ora di macchina. Qui abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio vicino al terminal dei traghetti e ci siamo preparati a raggiungere una delle isole più famose dei Caraibi messicani: Cozumel.

Per raggiungere Cozumel abbiamo acquistato i biglietti del traghetto online tramite GetYourGuide. Una volta arrivati al terminal di Playa del Carmen, però, è necessario passare prima dalla biglietteria Ultramar per convertire il voucher ricevuto in fase di acquisto nel vero e proprio biglietto di imbarco. La biglietteria si trova poco prima del ponte di accesso ai traghetti ed è facilmente riconoscibile.

La traversata dura circa 30 minuti. All’andata abbiamo viaggiato tranquillamente, mentre al ritorno il viaggio è stato ancora più piacevole grazie alla musica dal vivo sul ponte superiore, perfetta per salutare l’isola lasciandosi trasportare dall’atmosfera caraibica.

Un consiglio pratico: gli orari dei traghetti variano in base al giorno della settimana, con partenze diverse nei giorni pari e dispari, quindi è meglio controllare sempre gli orari prima di organizzare la giornata.

Una volta arrivati a Cozumel abbiamo preso un taxi per raggiungere Marina Asipona, il punto di partenza della nostra escursione. Il tragitto dal porto è durato circa 15 minuti.

Prima di salire sulla barca abbiamo pagato la tassa di accesso al Parco Marino di Cozumel, pari a 11 USD a persona (circa 10 €, in base al cambio del momento).

Cozumel è famosa in tutto il mondo per i suoi fondali e per essere uno dei luoghi migliori del Messico per fare snorkeling. L’isola si trova infatti lungo la barriera corallina mesoamericana e le sue acque trasparenti permettono di osservare una straordinaria varietà di vita marina.

Dopo varie ricerche, abbiamo scelto il tour che ci sembrava più valido, e devo dire che ha soddisfatto in toto le nostre aspettative.

Questo è il link per prenotare la nostra stessa escursione.

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Durante il tour abbiamo raggiunto alcuni dei punti più spettacolari dell’isola:

  • Palancar Reef e Columbia Reef: luoghi incredibile per lo snorkeling e dove abbiamo avuto la fortuna di avvistare una grande varietà di animali marini, tra cui piccoli squali, tartarughe, razze aquila, barracuda, aragoste e moltissimi pesci colorati;
  • El Cielo: probabilmente il luogo più famoso di Cozumel, una zona dal fondale basso e dall’acqua incredibilmente limpida, dove si possono ammirare tantissime stelle marine;
  • El Cielito: dove abbiamo vissuto uno dei momenti più emozionanti della giornata: mentre eravamo immersi nell’acqua cristallina, alcune mante hanno iniziato a nuotare intorno a noi, regalandoci un incontro davvero speciale.

Qui ci siamo anche fermati per il pranzo, direttamente in acqua, gustando un buonissimo ceviche.

Dopo l’escursione siamo tornati sulla terraferma, abbiamo ripreso la nostra auto e siamo partiti verso la prossima destinazione del viaggio: Tulum.

Prima, però, abbiamo fatto una sosta a Puerto Morelos, un tranquillo villaggio di pescatori. Il cuore del paese è rappresentato dalla piccola piazza centrale affacciata sul mare, dove si trova il famoso faro pendente (Faro Inclinado), diventato il simbolo di Puerto Morelos. La sua particolare inclinazione è il risultato dei danni subiti durante un forte uragano, ma è proprio questa caratteristica ad averlo reso uno dei punti più fotografati della zona.

Non è una tappa che richiede molto tempo: qualche ora è sufficiente per visitare il centro, scattare qualche foto al faro e godersi una passeggiata sul mare. Per noi è stata una piacevole pausa.

Proseguiamo l’on the road nello Yucatan arrivando a Tulum.

Dove mangiare a Tulum:

  • Taqueria Honorio, un posto semplice e autentico, perfetto per assaggiare alcuni dei migliori tacos della zona.
  • El Camello jr un ristorante molto amato per i suoi piatti a base di pesce fresco e porzioni abbondanti.

Dove dormire a Tulum: abbiamo soggiornato pressoVillas H2O una struttura immersa nel verde.

La nostra avventura è proseguita verso Tulum.

Qui abbiamo visitato le famose rovine maya di Tulum, un sito archeologico dalla posizione davvero unica: a differenza di molti altri siti immersi nella giungla, questo si trova su una scogliera a circa 12 metri sopra il livello del mare, con una spettacolare vista sul Mar dei Caraibi.

All’ingresso del sito abbiamo acquistato il biglietto, dal costo di circa 30 € a persona. Una volta superati i controlli, per raggiungere l’area delle rovine si può percorrere il sentiero a piedi oppure utilizzare il comodo trenino-navetta, che collega l’ingresso con il punto di accesso al sito archeologico.

Noi abbiamo scelto di fare la visita senza guida, muovendoci in autonomia tra le varie strutture e dedicando il nostro tempo ai punti panoramici più belli. Tra gli edifici più importanti spicca sicuramente El Castillo, il simbolo del sito, costruito in una posizione spettacolare proprio sopra la scogliera.

Curiosità: nello Yucatan è facilissimo incontrare le iguane! Le abbiamo viste un po’ ovunque: sono animali innocui e piuttosto timidi, e fanno parte del paesaggio tanto quanto le palme e il mare caraibico.

Dopo la visita avevamo programmato di raggiungere una delle spiagge più belle della zona: Playa Paraiso, che si trova poco distante dalle rovine di Tulum, ai piedi della scogliera ed è raggiungibile anche a piedi in circa 20-25 minuti.

Purtroppo quel giorno abbiamo deciso di non fermarci perché la costa era interessata dalla presenza del sargasso, un fenomeno molto comune in questa zona dei Caraibi. Il sargasso è un’alga bruna che, trasportata dalle correnti, può accumularsi lungo le spiagge formando grandi quantità di materiale sulla riva e rendendo il mare meno invitante per fare il bagno. La sua presenza è variabile e dipende molto dal periodo e dalle condizioni del mare.

Per questo motivo abbiamo deciso di cambiare programma e cercare un’altra spiaggia dove poterci rilassare.

Abbiamo scelto di andare a Caleta Tankah, un piccolo angolo di paradiso poco distante dalle rovine di Tulum, caratterizzato da una splendida caletta con acqua cristallina; qui è presente anche un cenote esterno dove l’acqua dolce incontra il mare.

Costo: 15€ a persona incluso lettino e ombrellone

Nel tardo pomeriggio ci siamo spostati a Bacalar percorrendo circa 2 ore e 30 di auto. Arrivare in questa zona più tranquilla e meno turistica della penisola ci ha fatto subito percepire un’atmosfera diversa rispetto alla Riviera Maya.

Dove mangiare a Bacalar: Mr. Taco

Dove dormire a Bacalar: durante il nostro soggiorno abbiamo scelto l’Hotel Casa Lima Bacalar una soluzione semplice e accogliente.

Questa piccola località del sud del Quintana Roo custodisce una delle meraviglie naturali più affascinanti del Messico: la Laguna dei Sette Colori. Il suo nome deriva dalle incredibili tonalità di blu che cambiano continuamente in base alla profondità dell’acqua, creando un paesaggio davvero spettacolare.

Per ammirare la laguna nel momento più suggestivo abbiamo deciso di svegliarci prima dell’alba e raggiungere (a 5 minuti a piedi dall’abergo) uno dei tanti molti da cui poter ammirare il sorgere del sole. Consiglio uno di questi: Muelle Publico 36, Balneario Municipal El Aserradero, Andador Peatonal Calle 18.

La nostra giornata è proseguita con la visita di Los Rápidos, uno dei luoghi più particolari della Laguna di Bacalar. Si tratta di uno stretto canale naturale dove l’acqua, spinta dalla corrente, permette di lasciarsi trasportare dolcemente mentre si galleggia nella laguna.

Il paesaggio è incredibile: acqua cristallina dalle mille sfumature di azzurro, vegetazione tropicale e le caratteristiche stromatoliti, antichissime formazioni rocciose create da organismi viventi, considerate tra le forme di vita più antiche della Terra.

L’ingresso a Los Rápidos costa 10 € a persona e, se necessario, è possibile noleggiare un armadietto al costo di circa 2,50 € per lasciare gli oggetti personali. Nel prezzo è incluso anche il giubbotto salvagente, obbligatorio per entrare in acqua.

Per godersi il luogo con meno affollamento, il consiglio è arrivare all’apertura, intorno alle 10:00, oppure verso le 13:30, durante l’orario del pranzo, quando molti visitatori si spostano.

Noi abbiamo approfittato del ristorante interno per fermarci a pranzo e trascorrere qualche ora in questo angolo di paradiso, uno dei nostri posti preferiti di tutto il viaggio.

Nel pomeriggio abbiamo lasciato Bacalar per proseguire con il nostro on the road verso una delle tappe più avventurose del viaggio: Calakmul.

Come tappa intermedia, per passare la notte, abbiamo scelto di fermarci a Xpujil. Da Bacalar a Xpujil sono circa 170 km, percorribili in poco meno di tre ore, attraversando strade immerse nella natura.

Ci sarebbe piaciuto molto fare anche la gita in barca sulla Laguna dei 7 colori ma per mancanza di tempo abbiamo dovuto rinunciarvi.

Dove mangiare a Xpujil: Sazón Veracruz

Dove dormire a Xpujil: Hotel Hormiguero

Ci siamo svegliati presto per raggiungere una delle tappe più affascinanti e meno conosciute del nostro viaggio nello Yucatan on the road: Calakmul, un’antica città maya nascosta nel cuore della giungla dello stato di Campeche.

Abbiamo scelto di partire da Xpujil, dove avevamo trascorso la notte, proprio perché è il punto più comodo per visitare questo sito archeologico. Da qui l’ingresso della Riserva della Biosfera di Calakmul dista circa un’ora di macchina.

La strada per arrivare a Calakmul è già parte dell’esperienza: dopo aver lasciato la strada principale si entra completamente nella riserva e si percorrono circa 60 chilometri all’interno della giungla. È una strada asfaltata ma piuttosto lunga, con pochi servizi e pochissimi punti di riferimento. Durante il tragitto bisogna prestare attenzione agli animali che possono attraversare la strada.

Prima di arrivare al sito archeologico bisogna effettuare tre diversi pagamenti, quindi è fondamentale avere con sé dei contanti.

  1. Ejido Conhuas (comunità locale): 28 pesos per adulto – 14 pesos per minori – 56 pesos per veicolo
  2. CONANP – Riserva della Biosfera di Calakmul 56 pesos a persona per l’accesso all’area naturale protetta
  3. INAH – Zona archeologica di Calakmul 210 pesos a persona

Quindi, per un turista straniero che arriva in auto, il conto realistico è circa: 294 pesos a persona + 56 pesos per l’auto (circa 15-16 € a persona, più circa 3 € per il veicolo, considerando il cambio indicativo).

Una volta arrivati al sito abbiamo iniziato la visita senza guida, immergendoci in quello che è probabilmente uno dei siti maya più emozionanti del Messico. A differenza di luoghi più conosciuti e affollati come Chichén Itzá o Tulum, Calakmul conserva ancora un’atmosfera selvaggia e misteriosa: le rovine sono completamente circondate dalla foresta.

Tra le strutture più importanti da vedere c’è sicuramente la Struttura II, la piramide principale e una delle più alte del mondo maya. Salire fino alla cima è una delle esperienze più belle: davanti agli occhi si apre un panorama incredibile sulla giungla, con un’immensa distesa verde che sembra non avere fine.

Abbiamo visitato anche le altre piazze cerimoniali, le antiche strutture nascoste tra gli alberi e le numerose stele maya, che raccontano la storia di una delle città più potenti del periodo classico.

Calakmul non è una visita veloce: per godersi davvero il sito consigliamo di dedicare almeno 4-5 ore, portando con sé acqua, cappello, crema solare e repellente per insetti. All’interno della zona archeologica non ci sono ristoranti o servizi, quindi è meglio organizzarsi prima della partenza.

Terminata la visita siamo risaliti in macchina e abbiamo proseguito il nostro itinerario verso Campeche, la città coloniale affacciata sul Golfo del Messico. Da Calakmul il viaggio è ancora lungo (circa 4 ore di auto).

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Dove mangiare a Campeche:

  • Aduana 59
  • La Milpa de Victor.

Durante il viaggio abbiamo voluto assaggiare una delle specialità più famose dello street food yucateco: le marquesitas, una sorta di cialda croccante arrotolata e farcita, la cui versione più conosciuta prevede un abbinamento particolare: formaggio Edam e Nutella. A noi non sono piaciute ma sono comunque da provare.

Dove dormire a Campeche: Hotel del Paseo, una struttura comoda e ben posizionata per visitare il centro storico della città.

San Francisco de Campeche, spesso chiamata solo Campeche, è una delle città coloniali più affascinanti della penisola; è una città elegante, colorata e affacciata sul Golfo del Messico.

È famosa soprattutto per il suo centro storico perfettamente conservato, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO grazie alle sue mura e al sistema di fortificazioni costruito dagli spagnoli per proteggere il porto dagli attacchi dei pirati.

Abbiamo passeggiato senza fretta tra le vie del centro, caratterizzate dalle splendide facciate color pastello, balconi in ferro battuto e antichi edifici coloniali.

Tra le cose da vedere:

  • Plaza de la Independencia, il cuore della città, dove si trovano la Cattedrale e alcuni degli edifici storici più importanti;
  • la Cattedrale di Nuestra Señora de la Inmaculada Concepción, uno dei simboli della città;
  • il Baluarte de San Francisco e gli altri bastioni delle mura, testimonianza del passato militare della città;
  • la Puerta de Tierra, una delle antiche porte di accesso alla città fortificata;
  • il Malecón, il lungomare dove passeggiare al tramonto ammirando il Golfo del Messico.
  • il Mercado Principal Pedro Sainz de Baranda, il mercato coperto più famoso di Campeche. Si trova vicino al centro storico ed è frequentato soprattutto dagli abitanti locali, quindi è un ottimo posto per entrare nella vita quotidiana della città.

Una cosa che amiamo fare durante i nostri viaggi è visitare i mercati locali: secondo noi sono uno dei modi migliori per conoscere davvero un luogo, osservare la quotidianità delle persone e scoprire sapori e tradizioni che spesso non si trovano nei percorsi più turistic

Campeche ci è piaciuta proprio per la sua atmosfera tranquilla: rispetto ad altre città coloniali messicane è meno caotica e permette di godersi le strade, le piazze e i colori con ritmi più rilassati.

Dopo uno spuntino veloce, ci siamo rimessi in macchina per raggiungere la seconda tappa della giornata: Pomuch. un piccolo paese del Campeche famoso per due motivi molto particolari: il suo pane tradizionale e il suo antico cimitero maya.

La prima sosta è stata dedicata alla gastronomia locale. Pomuch è conosciuta in tutta la regione per il suo pane artigianale, ancora preparato secondo la tradizione, spesso cotto nei forni a legna.

Siamo andati alla ricerca delle panetterie più famose del paese, tra cui:

La Huachita Panadería, una delle più conosciute, dove abbiamo assaggiato il famoso pan de Pomuch e il celebre pan de pichón, una specialità locale ripiena con ingredienti salati come prosciutto, formaggio e peperoncino jalapeño.

Abbiamo fatto tappa anche da Los Tres Reyes, altra panetteria molto apprezzata, dove abbiamo potuto scoprire altre varietà di pane tipiche della zona.

Ma Pomuch non è famosa solo per il cibo. La parte più particolare della visita è stata sicuramente il suo cimitero, un luogo completamente diverso dai classici camposanti a cui siamo abituati.

Passeggiando tra i suoi stretti vialetti abbiamo scoperto una tradizione maya molto antica: il rito della pulizia delle ossa dei defunti, chiamato Choo Ba’ak. Secondo questa usanza, ogni anno le ossa dei propri cari vengono riesumate, pulite e sistemate con cura all’interno di piccoli contenitori o nicchie decorate con tessuti colorati.

Può sembrare una tradizione insolita vista con gli occhi occidentali, ma per la comunità di Pomuch rappresenta un modo profondamente rispettoso per mantenere vivo il legame con i propri antenati.

La visita al cimitero ci ha permesso di conoscere un aspetto molto autentico della cultura maya.

Pomuch è stata una piccola deviazione, ma proprio questo è il bello di un viaggio on the road: avere la libertà di uscire dai percorsi più battuti e scoprire tradizioni, sapori e luoghi che difficilmente si incontrerebbero con un viaggio organizzato.

Terza è ultima tappa: Becal, un piccolo villaggio nello stato di Campeche famoso in tutto il Messico per la produzione dei tradizionali cappelli Jipi Japa.

Questi cappelli, spesso chiamati erroneamente “Panama”, vengono realizzati intrecciando le fibre della palma Carludovica palmata, una pianta locale conosciuta come jipi. La particolarità della lavorazione è che gli artigiani intrecciano le fibre all’interno di piccole grotte o ambienti umidi: l’umidità rende il materiale più morbido e flessibile, permettendo di creare intrecci finissimi senza che la fibra si spezzi.

A Becal abbiamo fatto una breve passeggiata per scoprire questa tradizione artigianale, che viene tramandata da generazioni e rappresenta una parte importante dell’identità della comunità locale.

Abbiamo concluso la serata a Uxmal e per la notte abbiamo scelto di dormire proprio vicino alla zona archeologica, che visiteremo il giorno dopo.

Siamo davvero entusiasti di questo viaggio on the road nello Yucatan e non vediamo l’ora di scoprire altri nuovi posti.

Dove dormire a Uxmal: The Lodge At Uxmal

Il nostro itinerario on the road nello Yucatan

La vicinanza alla zona archeologica ci ha permessi di visitare Uxmal nelle prime ore della giornata, quando il caldo è più sopportabile e l’affluenza è minore.

Uxmal fa parte della Ruta Puuc, un itinerario che attraversa diversi siti maya caratterizzati da uno stile architettonico unico, riconoscibile per le elaborate decorazioni geometriche scolpite sulle facciate degli edifici.

La visita di Uxmal richiede circa 2-3 ore, ma consigliamo di prendersi tutto il tempo necessario per ammirare i dettagli degli edifici e godersi l’atmosfera del luogo. Puoi acquistare il biglietto d’ingresso che include anche la guida online.

Tra le strutture più importanti abbiamo visitato:

  • La Piramide dell’Indovino (Pirámide del Adivino), il simbolo di Uxmal, famosa per la sua forma particolare e per la leggenda legata alla sua costruzione;
  • il Quadrilatero delle Monache, uno degli spazi più scenografici del sito, con splendide decorazioni sulla pietra;
  • il Palazzo del Governatore, considerato uno dei massimi esempi dell’architettura maya Puuc, grazie alla precisione delle sue proporzioni e alla ricchezza dei suoi dettagli;
  • la Casa delle Tartarughe e gli altri edifici che compongono l’antica città.

Dopo la visita abbiamo ripreso la macchina e siamo partiti per il nostro on the road verso Mérida, la capitale culturale dello Yucatan.

Da Uxmal a Mérida sono circa 80 km, percorribili in poco più di un’ora di auto. Il trasferimento è stato semplice e piacevole, lasciandoci alle spalle i piccoli villaggi della Ruta Puuc per arrivare in una città completamente diversa, con eleganti edifici coloniali, piazze animate e una forte identità culturale.

Conosciuta come la “Ciudad Blanca” per il colore chiaro di molti suoi edifici storici, Mérida ci ha subito colpito per la sua atmosfera elegante e tranquilla: grandi palazzi coloniali, piazze alberate, musica nelle strade e un forte legame con la cultura maya.

Il cuore di Mérida è sicuramente Plaza Grande, la piazza principale della città, circondata dagli edifici più importanti. Qui si trovano:

  • la Cattedrale di San Ildefonso, una delle più antiche del continente americano, costruita nel XVI secolo utilizzando anche pietre provenienti dagli antichi templi maya;
  • il Palacio de Gobierno, famoso per i grandi murales che raccontano la storia dello Yucatan e del popolo maya;
  • Casa de Montejo, una splendida dimora coloniale del XVI secolo, con una facciata riccamente decorata.

Da Plaza Grande abbiamo passeggiato lungo Calle 60, una delle strade più caratteristiche del centro, piena di edifici colorati, negozi, ristoranti e locali.

Una delle zone più piacevoli della città è Parque de Santa Lucía, una piccola piazza molto amata sia dai locali sia dai visitatori. La sera si anima con musica dal vivo e spettacoli di trova yucateca, la tradizionale musica dello Yucatan.

Un’altra passeggiata imperdibile è lungo il Paseo de Montejo, il grande viale ispirato ai boulevard europei, dove si affacciano eleganti palazzi costruiti durante il periodo del boom economico legato all’industria dell’henequen. Qui si trova anche il famoso Monumento a la Patria, una delle opere più rappresentative della città.

Per scoprire la vita quotidiana di Mérida siamo entrati anche nel Mercado Lucas de Gálvez, uno dei mercati più importanti della città, dove si trovano frutta tropicale, spezie, prodotti locali e specialità dello Yucatan.

Dove mangiare a Merida:

  • Museo de la gastronomia yucateca
  • Barrio Napoli Pizzeria Napoletana

Dove dormire a Merida: Hotel María Jose

Lasciata Mérida, abbiamo continuato il nostro viaggio on the road nello Yucatan dirigendoci verso il cuore della penisola, dove ci aspettavano piccoli villaggi, tradizioni locali e alcune delle città più caratteristiche dello Yucatán.

La prima tappa della giornata è stata Motul, una piccola cittadina famosa per essere la patria degli huevos motuleños, uno dei piatti più rappresentativi della gastronomia yucateca.

Siamo andati da Doña Evelia, uno dei luoghi più conosciuti per assaggiare questa specialità nella sua versione tradizionale. Il piatto è composto da una base di tortilla fritta con fagioli neri, uova al tegamino, salsa di pomodoro, prosciutto, piselli e formaggio, spesso accompagnata da platano fritto.

Una colazione diversa dal solito, ma perfetta per iniziare la giornata entrando in contatto con i sapori autentici dello Yucatán. Dopo questa sosta gastronomica abbiamo ripreso il nostro on the road verso Izamal, conosciuta come la “città gialla” dello Yucatan.

Arrivati a Izamal siamo stati subito colpiti dal suo aspetto unico: quasi tutto il centro storico è dipinto di giallo ocra, creando un’atmosfera elegante e molto particolare. La città rappresenta perfettamente l’incontro tra cultura maya e periodo coloniale.

Abbiamo visitato il Convento de San Antonio de Padua, il simbolo di Izamal, costruito dagli spagnoli nel XVI secolo sopra un antico centro cerimoniale maya. Il suo enorme atrio aperto è uno degli elementi più suggestivi della città.

Dopo la visita abbiamo ripreso la macchina verso Valladolid, ma prima abbiamo fatto una piccola deviazione verso Uayma, un piccolo villaggio lontano dai classici itinerari turistici.

Qui abbiamo trovato una delle chiese più particolari dello Yucatan: l’Ex Convento de Santo Domingo, riconoscibile per la sua facciata decorata con motivi geometrici e stelle colorate, realizzata con uno stile che unisce elementi europei e influenze della cultura maya.

Da Uayma abbiamo infine raggiunto Valladolid, distante circa 30 minuti di macchina.

Dove mangiare a Valladolid:

  • Humo Grill House
  • La palapita de los tamales
  • Loncheria Olich
  • Le’ Kaat
  • Almacen del marques

Dove dormire a Valladolid: Hotel Fundadores

Siamo partiti presto da Valladolid per raggiungere una delle tappe più attese del nostro viaggio: Chichén Itzá, uno dei siti archeologici maya più famosi al mondo e una delle nuove sette meraviglie del mondo moderno.

Da Valladolid a Chichén Itzá sono circa 45 km, un tragitto di poco più di 40 minuti in macchina. Essere basati a Valladolid si è rivelata una scelta strategica: ci ha permesso di arrivare al sito molto presto, evitando sia il caldo delle ore centrali sia la maggior parte dei gruppi organizzati che arrivano più tardi.

Per visitare Chichén Itzá abbiamo acquistato il biglietto online in anticipo, scegliendo l’opzione comprensiva di guida. Secondo noi è stata una scelta utile per comprendere meglio la storia e i significati di questo straordinario sito archeologico maya, scoprendo dettagli che probabilmente avremmo perso visitandolo in autonomia.

La visita richiede almeno 2-3 ore, perché Chichén Itzá non è composta solo dalla famosa piramide, ma da un intero complesso che racconta la storia e la grandezza di questa antica città maya.

Il simbolo indiscusso del sito è la piramide di Kukulkán, conosciuta anche come El Castillo, una costruzione straordinaria legata al calendario maya e ai fenomeni astronomici. Durante gli equinozi, il gioco di luci e ombre crea l’effetto del serpente piumato che scende lungo la scalinata della piramide.

Abbiamo poi visitato gli altri edifici principali:

  • il Grande Campo del Gioco della Pelota, il più grande della Mesoamerica;
  • il Tempio dei Guerrieri, con le sue numerose colonne decorate;
  • il Cenote Sacro, utilizzato dagli antichi maya per cerimonie e offerte;
  • l’Osservatorio (El Caracol), legato allo studio degli astri.
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Anche se è sicuramente il sito più turistico dello Yucatan, Chichén Itzá rimane una tappa imperdibile: trovarsi davanti a monumenti così antichi permette di comprendere la straordinaria conoscenza e organizzazione raggiunta dalla civiltà maya.

Dopo la visita siamo tornati a Valladolid, dove abbiamo continuato la scoperta della città.

Una delle tappe più interessanti è stata Casa de los Venados, una casa privata trasformata in un museo di arte popolare messicana. Al suo interno è custodita una delle collezioni private più importanti del Paese, con migliaia di pezzi tra ceramiche, tessuti, maschere, sculture e oggetti artigianali provenienti da diverse regioni del Messico.

La visita, accompagnata da una guida, permette di andare oltre il semplice aspetto estetico degli oggetti: ogni manufatto racconta una storia, una tradizione e un pezzo dell’identità culturale messicana.

Abbiamo poi passeggiato per il centro storico di Valladolid, tra il Parque Francisco Cantón Rosado, la Chiesa di San Servacio e la caratteristica Calzada de los Frailes, una delle strade più belle della città con le sue case colorate, le botteghe artigianali e i piccoli locali.

Valladolid si è confermata una delle basi migliori del nostro viaggio.

La prima tappa della giornata è stata il Cenote Suytun, uno dei luoghi più fotografati della penisola.

Da Valladolid abbiamo impiegato pochissimo per raggiungerlo: il cenote si trova infatti a circa 8 km dalla città, percorribili in circa 15 minuti di macchina. Ti consigliamo di raggiungerlo all’orario di apertura per evitare la confusione.

Il biglietto di ingresso costa circa 15 € a persona e comprende l’accesso a due cenote: Suytun e Ka Pech, completamente diversi tra loro.

Il più famoso è sicuramente il Cenote Suytun, conosciuto per la sua particolare atmosfera: all’interno della grotta si trova una piattaforma circolare al centro dell’acqua, illuminata da un fascio di luce naturale che entra dall’apertura nella roccia creando un effetto davvero suggestivo.

Anche se oggi è diventato molto popolare sui social, trovarsi all’interno della cavità, circondati dall’acqua cristallina e dalle pareti rocciose, rimane un’esperienza molto particolare.

In questa zona dello Yucatan ci sono davvero tantissimi cenote da visitare, spesso uno più scenografico dell’altro. Tuttavia, dopo averne visti alcuni, abbiamo avuto la sensazione che l’esperienza inizi un po’ a ripetersi: molti sono simili tra loro e, considerando anche i prezzi non sempre economici, può non valere la pena visitarne troppi. Inoltre, all’interno delle grotte l’ambiente è molto umido e l’acqua piuttosto fredda, quindi difficilmente si riesce a restare a lungo. Per questo consigliamo di sceglierne pochi ma ben selezionati, godendosi davvero l’esperienza senza esagerare con le tappe.

Dopo questa prima tappa siamo ripartiti on the road nello Yucatan verso Ek Balam, un sito archeologico maya meno conosciuto rispetto a Chichén Itzá, ma proprio per questo molto affascinante.

Da Suytun a Ek Balam sono circa 40 km, percorribili in circa 40 minuti di macchina.

All’arrivo abbiamo acquistato il biglietto di ingresso, dal costo di circa 550 pesos messicani a persona (circa 30 €).

Ek Balam ci ha conquistato per la sua atmosfera: il sito è immerso nella vegetazione e, rispetto alle mete più famose dello Yucatan, permette di vivere la visita in modo molto più tranquillo.

Il cuore del complesso è l’Acropoli, una gigantesca struttura sulla quale è possibile salire per raggiungere la parte più alta e ammirare il panorama sulla giungla circostante.

Uno degli elementi più sorprendenti è la facciata del tempio di Ukit Kan Le’k Tok’, decorata con grandi sculture in stucco che rappresentano figure mitologiche e simboli della cultura maya.

Rientro a Valladolid per un ultimo giro in città.

Per l’ultima tappa del nostro viaggio abbiamo lasciato Valladolid per dirigerci nel nostro on the road verso la costa settentrionale dello Yucatan, alla scoperta della Riserva della Biosfera di Río Lagartos, uno degli ambienti naturali più importanti della penisola.

Da Valladolid a Río Lagartos sono circa 110 km, percorribili in circa 1 ora e 40 minuti di macchina. Anche questa è una di quelle tappe che difficilmente si inseriscono nei classici itinerari turistici, ma che secondo noi meritano assolutamente una deviazione.

Per visitare la riserva abbiamo scelto un’escursione in barca privata, una decisione che consigliamo: avere una barca esclusiva per il proprio gruppo permette di scegliere l’orario di partenza, muoversi con maggiore tranquillità e soprattutto vivere l’esperienza in modo molto più immersivo.

La nostra escursione comprendeva una guida locale certificata, esperta della zona, che ci ha accompagnato alla scoperta dei luoghi più nascosti della riserva.

Siamo partiti navigando tra le mangrovie di Río Lagartos, un ecosistema incredibile fatto di canali naturali, acqua e vegetazione dove vivono moltissime specie animali.

Durante il percorso abbiamo cercato gli abitanti più famosi della riserva: i fenicotteri rosa, che qui vivono nel loro ambiente naturale, e i coccodrilli, che possono essere avvistati lungo le rive dei canali.

Uno dei momenti più particolari dell’escursione è stato il cosiddetto bagno maya: siamo stati ricoperti con l’argilla naturale della zona, una tradizione locale che viene utilizzata come trattamento esfoliante per la pelle. Dopo questo momento ci siamo rilassati con un bagno nelle acque del Golfo del Messico, su una spiaggia incontaminata raggiungibile solo in barca.

La tappa successiva è stata Las Coloradas, famosa per le sue lagune dai colori rosati. Il colore dell’acqua è dovuto alla presenza di microrganismi e alla concentrazione di sale, ma è importante sapere che l’intensità del rosa cambia molto in base alla stagione, alla luce e alle condizioni climatiche. Non sempre quindi si trova la stessa tonalità delle fotografie che si vedono online.

L’escursione comprendeva anche tutta l’attrezzatura necessaria: giubbotti salvagente, binocoli, posti a sedere comodi e assistenza durante la navigazione.

Da sapere: il prezzo dell’escursione non comprende le tasse locali della riserva, da pagare direttamente sul posto in contanti:

  • tassa CONANP per la riserva naturale: circa 125 pesos messicani a persona (circa 7 €);
  • tassa per l’accesso al parco naturale e l’utilizzo del molo: circa 500 pesos messicani per gruppo (circa 25-30 €).

Consigliamo quindi di avere con sé contanti.

Dopo l’escursione a Río Lagartos siamo rientrati a Valladolid, dove abbiamo trascorso le ultime ore del nostro viaggio on the road con un ultimo giro in città.

È stato il modo perfetto per chiudere il nostro itinerario: passeggiare senza fretta tra le vie colorate, fermarsi ancora una volta nella piazza centrale e godersi l’atmosfera tranquilla di una delle cittadine dello Yucatan che ci è rimasta più nel cuore.

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Siamo partiti presto in direzione Cancún, dove ci aspettava il volo di rientro per l’Italia.

Da Valladolid il tragitto è di circa 2 ore e 30 minuti di macchina.

Speriamo che questo itinerario possa esserti utile e soprattutto di ispirazione per organizzare il tuo viaggio on the road nello Yucatan. È una destinazione che offre davvero tantissimo, tra cultura, natura e tradizioni, e che si presta perfettamente a essere scoperta on the road, lasciandosi sorprendere tappa dopo tappa.

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